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Novak Djokovic, dalle lacrime di gioia al crollo: Parigi simbolo di un anno maledetto

Dalle lacrime di gioia al crollo: Parigi simbolo dell’anno maledetto di Novak Djokovic

Il 07/06/2017 alle 20:32Aggiornato Il 07/06/2017 alle 21:56

Il Roland Garros è l'immagine della discesa del serbo, l'ex dominatore incontrastato del tennis mondiale che in 367 giorni ha smarrito tutte le sue certezze: il 5 giugno 2016 toccava l'apice della carriera con il Career Grand Slam, il 7 giugno 2017 si chiede se sia necessaria una pausa per ritrovare se stesso dopo aver vinto appena due tornei in un anno.

Giugno 2016: il Career Grand Slam, l'apice della carriera

Un anno dopo si è ribaltato il mondo. Il 5 giugno 2016 Novak Djokovic riceve la Coupe des Mousquetaires dalle mani di Adriano Panatta: alla quarta finale a Parigi arriva l’unico Slam che mancava al suo sfolgorante palmares e il serbo completa così il Career Grand Slam diventando il primo giocatore dai tempi di Rod Laver a detenere contemporaneamente tutti e quattro gli Slam, impresa mai riuscita né a Federer né a Nadal. L’intelligenza robotica applicata al tennis è l’immagine di un atleta invulnerabile, il giocatore con le molle che sovrasta qualunque avversario vantando la più alta percentuale di successi nell’Era Open (l’82,91%) e oltre ottomila punti di vantaggio nel ranking Atp sul secondo della classe, il coetaneo Andy Murray, in virtù di una cifra astronomica di 16.950 punti.

Luglio 2015-Giugno 2016

ANNO TORNEO SUPERFICIE ATP
2015 Wimbledon Erba Slam
2015 Us Open Cemento Slam
2015 Pechino Cemento 500
2015 Shanghai Cemento Masters 1000
2015 Parigi-Bercy Cemento Masters 1000
2015 Londra Cemento Finals
2016 Doha Cemento 250
2016 Australian Open Cemento Slam
2016 Indian Wells Cemento Masters 1000
2016 Miami Cemento Masters 1000
2016 Madrid Terra Masters 1000
2016 Roland Garros Terra Slam

L'inizio della discesa: solo due tornei vinti

Il 7 giugno 2017, a distanza di un anno e due giorni, è rimasta solo una pallida controfigura di quel fenomeno della racchetta. I tormenti iniziano al terzo turno di Wimbledon 2016 ma la sconfitta contro Sam Querrey ha l’aspetto di un evento occasionale, di un calo fisiologico. L’unico sorriso dell’estate sul cemento è figlio del Masters 1000 del Canada mentre le Olimpiadi di Rio sanciscono un ko al primo turno. Allo US Open Nole si presenta in finale contro Stan Wawrinka ma perde lasciando Montreal come unico teatro vincente del post Roland Garros. La stagione si conclude con la consegna dello scettro del numero 1 del mondo ad Andy Murray. È vera crisi? Al 2017 l’ardua sentenza.

Luglio 2016-Giugno 2017

ANNO TORNEO SUPERFICIE ATP
2016 Montreal Cemento Masters 1000
2017 Doha Cemento 250

A Doha il tennista di Belgrado batte Andy Murray, ma l’illusione del suo ritorno in auge si spegne nel “suo” Slam. All’Australian Open lo attede un upset dalle curiose sembianze di Denis Istomin, uzbeko numero 117 Atp, in gara a Melbourne grazie a una wild-card.

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Mai così male in uno Slam dal 2008: il tonfo contro Denis Istomin

Nole non perdeva al secondo turno di uno Slam da Wimbledon 2008, per mano di Marat Safin, e sempre nove anni fa a Miami da un giocatore fuori dai primi 100: era il sudafricano Kevin Anderson (122). La bocciatura alla Rod Laver Arena apre una serie d’interrogativi e ciò che impressiona è il modo in cui le sconfitte maturano: il Djoker non è più lo stesso. Quel cannibale capace di sfoderare neuroni d’acciaio e attributi ferrigni lascia il posto a un tennista in atteggiamento dimesso, che si rifugia spesso in difesa facendosi abbattere dai momenti negativi del match, gli stessi momenti che prima esaltavano le due doti da combattente. Negli occhi non ha più la stessa luce e gli avversari lo sanno, interpretano a loro favore quel linguaggio del corpo remissivo dall’altra parte della rete e si rendono conto che le chance di vittoria crescono a dismisura.

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Giunto all’apice della carriera, Djokovic è un giocatore improvvisamente triste e svuotato mentalmente che in un anno ha modificato le gerarchie della sua vita. Una questione di priorità, come l’interessato ha ammesso in un’intervista:

" Finché non è nato Stefan (il primogenito, nato nell’ottobre 2014, ndr), il tennis per me era al primo posto. All’improvviso qualcosa è cambiato. Ora è completamente l’opposto. Ho un figlio, una moglie, una famiglia, e mi sento fortunato a poter essere padre. Allo stesso tempo non posso essere al 100% ogni giorno in ogni ruolo, anche se cerco di dare il mio meglio. Non posso separare la mia figura da tennista da quella privata. È questo che mi rende completo come persona"

Giugno 2017, la fine di un anno maledetto: come ripartire?

"Ha scelto di passare più tempo con la famiglia, ma i campioni di tennis devono anche saper essere molto egoisti”, gli aveva intimato Boris Becker al momento del divorzio. Djokovic ha chiuso la sua stagione sul rosso senza successi e l’unico brivido del 2017 resta Doha, un torneo 250. Contro Dominic Thiem aveva vinto tutti e cinque i precedenti: in un emblematico mercoledì parigino ha perso per tre set a zero, l’ultimo con un 6-0. Il fuoriclasse di Belgrado, ora che rischia di scivolare fuori dal podio dell’Atp, medita di prendersi una pausa: non serviranno né guru alla Agassi né maghi per far ripartire una macchina da 12 titoli del Grande Slam, 5 Atp Finals e 30 Masters 1000. L’unica ricetta è ritrovare la forza dentro di sé.

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