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Wawrinka, che cuore! Stan vince una battaglia epica: 5 ore e 9 minuti, sconfitto Tsitsipas

Wawrinka, che cuore! Stan vince una battaglia epica: 5 ore e 9 minuti, sconfitto Tsitsipas

Il 02/06/2019 alle 19:26Aggiornato Il 03/06/2019 alle 07:27

Lo svizzero si impone per 7-6, 5-7, 6-4, 3-6, 8-6 su Stefanos Tsitsipas vincendo il quarto match più lungo della storia di questo torneo. Il greco paga una sciagurata gestione di tutte le palle break e chiude con un clamoroso 5 su 27, di cui un fatale 0 su 8 nel set decisivo. Wawrinka si regala così il quarto di finale contro Roger Federer.

Dall’inviato a PARIGI – Prometteva spettacolo e non ha deluso le aspettative: la partita del torneo. Forse anche dell’anno. Cinque ore e nove minuti di battaglia. Stefanos Tsitsipas e Stan Wawrinka, nell’afa di una Parigi improvvisamente scopertasi dentro una torrida estate, non si sono certo risparmiati. Il timing racconta tutto. Equilibrio, pressione, tensione. In una sfida in qualche modo allo specchio, se non altro per la sempre citata – quando si va da quel lato del campo – meccanica del rovescio a una mano. La aspettavano tutti anche per questa ragione; e alla fine – appunto – sono stati accontentati.

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Se nell’andamento altalenante del match si potrebbero però spendere fiumi di inchiostro e milioni di battute, per raccontare le gesta tecniche di due tra i più eccellenti colpitori attualmente nel circuito, il risultato si spiega in maniera assai più semplice di quanto lo storytelling balistico non possa fare: Stefanos Tsitsipas, in qualche modo, l’ha buttata.

Dal primo pomeriggio, fase di inizio del match alle 19:30 circa, quando la partita si è chiusa, il minimo comun denominatore della partita è stato uno e uno soltanto: i punti importanti giocati da Tsitsipas.

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Il greco li ha persi praticamente tutti. O quasi. E qui è la matematica, ancor prima della cronaca, a venire in aiuto: 5 su 27 alla voce palle break convertite; 0 su 8 nello specifico del quinto e decisivo set dove il greco aveva avuto le chance migliori e dato la sensazione di averne semplicemente di più. Ma così, di fatto, era stato, fin dall’inizio. L’emblematico secondo set ad esempio riassume ancora perfettamente il pomeriggio di Tsitsipas: 3-0 sopra e due palle per il doppio break, ripreso fino sul 3-3. Cinque a quattro e possibilità di servire per chiuderla, controbreak Wawrinka, con tanto di bottigliette distrutte al cambio di campo e inevitabile warning del giudice di sedia.

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Un set che Tsitsipas era comunque riuscito a rimettere in piedi ritrovando un’insperata tranquillità del momento più difficile, aiutato anche da uno Stan decisamente altalenante con i suoi colpi migliori: traccianti straordinari uniti a non forzati evidenti.

E’ stato questo il leitmotif da lì alla fine. A Wawrinka il terzo parziale, a Tsitsipas il quarto. Prima, appunto, di un quinto set, dove a dare l’idea di averne di più era sempre stato il greco... Ma sulle quali pesano all’arrivo del conto le incredibili cambiali di 8 palle break non convertite.

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E così, al vecchio volpone di Stan, ritrovato – giusto sottolinearlo – in grande forma prima ancora che dal punto di vista fisico dal punto di vista mentale (lo svizzero ha cercato lungo tutto il corso del match l’aiuto del pubblico, utilizzandolo sempre per caricarsi con un bodylanguage decisamente positivo), è bastata la seconda chance per chiudere. Il quarto match più lungo della storia di questo torneo è stato deciso infatti da un abile passante di rovescio lungolinea in contenimento, che giocato con la giusta rotazione ha pizzicato quel tanto che bastasse la linea per incassare il lasciapassare ai quarti di finale.

Quarti slam che Wawrinka non raggiungeva dall’epoca pre-operazione al ginocchio – Roland Garros 2017 – e che lo vedrà impegnato ora con l’amico Roger Federer. 22-3 recita l’impietoso parziale. E anche questa volta le cose potrebbero non essere poi così diverse. Al di là dell’exploit del quarto di finale 2015, quando a suon di palle corte un super Wawrinka tramortì Roger lanciandosi verso la gloria, l’incognita su come recupererà questo match lo svizzero, nonostante il giorno di pausa, resta eccome. Una sensazione comunque decisamente opposta a quella che Tsitsipas starà provando in questi momenti, quando davanti alle statistiche si renderà conto di quanto mancato. Si consoli: il tempo, a differenza di Stan, è tutto dalla sua. Probabilmente ciò che gli ha sussurrato anche lo svizzero al momento dell’iconico abbraccio finale tra i due lottatori stremati.

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