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Fabbiano, questa volta non riesce l’impresa: l’azzurro si arrende a Bublik al quinto set

Fabbiano, questa volta non riesce l’impresa: l’azzurro si arrende a Bublik al quinto set

Il 30/08/2019 alle 01:56Aggiornato Il 30/08/2019 alle 02:31

Il 30enne pugliese fallisce il tris italiano al terzo turno dopo i successi di Berrettini e Lorenzi. Archiviata l’impresa con Thiem all’esordio sui campi di Flushing Meadows, Thomas cade contro il kazako numero 75 del ranking Atp 7-6 7-5 4-6 3-6 3-6 alla fine di una battaglia lunga 3 ore e 43 minuti. La migliore prestazione dell’azzurro nella Grande Mela rimangono i sedicesimi di finale del 2017

L’incantesimo si è rotto. Ormai ci aveva preso gusto Thomas. Dopo gli scalpi di Opelka a Melbourne, Tsitsipas e Karlovic all’ombra del Big Ben e di Thiem all’esordio nella Grande Mela, Fabbiano era ad un solo set dal portarsi a casa anche quello di Alexander Bublik. Il 30enne di San Giorgio Jonico, che nel 2019 si è cucito addosso il soprannome di "Ammazza giganti”, questa volta non aveva, però, fatto i conti con l’insidia più subdola, quella dell’imprevedibilità. Ma andiamo con ordine: la carta d’identità del kazako, avversario di giornata, rivela un’altezza di 1,96 m. Ventitrè centimetri di differenza. E fin qui nulla di strano rispetto alle precedenti imprese del pugliese. Il classe ’97 sforna ace a profusione (per la cronaca saranno 48 a fine match). E anche qui nulla di diverso rispetto alle gesta del passato. Ma se si va a guardare la provenienza degli ace, si scopre che più della metà di essi vengono dalla seconda di servizio. Un particolare destabilizzante per chi risponde, o almeno tenta di farlo.

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La forza del numero 75 del ranking Atp sta perciò nella sua atipicità: battuta potentissima e grande corsa, diritto e rovescio discontinui, serve&volley migliorabile. Si gioca, per forza di cose, nei turni di servizio dell’azzurro e quando dal muro kazaco non piovono ace. Ed è proprio in questa seconda fattispecie che Fabbiano costruisce il successo nei primi due set, infilando 4 minibreak al tiebreak del primo parziale e un break chirurgico al dodicesimo gioco del secondo.

Al cambio campo del terzo set cambia l’inerzia della partita. Il kazako ottiene sempre più punti a rete e l’azzurro perde l’incisività nella battuta. Il risultato? Due break senza possibilità di appello che allungano la partita al quinto. Fabbiano non riesce più a rialzare la testa, l'epilogo sono altri due break che non lasciano speranze. Il paradosso che rende surreale il match sul campo 8 degli Us Open è che il tabellino finale reciterà 26 doppi falli per il 22enne.

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