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Djokovic e le tracce di un nuovo dominio nell'era delle leggende: il 2018 come il 2008

Djokovic e le tracce di un nuovo dominio nell'era delle leggende: il 2018 come il 2008

Il 10/09/2018 alle 18:48Aggiornato Il 14/09/2018 alle 11:53

Il serbo ha trionfato agli US Open esaltando il suo straordinario tennis di difesa: i quattro Slam stagionali dopo dieci anni hanno gli stessi padroni. Federer-Nadal-Djokovic: il presente della racchetta è l'epoca più esaltante nella storia della disciplina.

Djokovic e la pace dei sensi

Ha chiuso la finale con lo smash, il colpo più simbolico per celebrare il suo ritorno, quello che gli ha creato in tutta la carriera i maggiori problemi. Nole Djokovic si sdraia sul cemento dell’Artur Ashe e raggiunge la pace dei sensi: è sereno, scherza con l’amico-attore Gerard Butler, riserva parole dolcissime all’amico-rivale Del Potro. Nessun gesto fuori posto, nessun eccesso, una gioia genuina, consapevole e matura, senza ipocrisia.

" Se mi aveste detto a febbraio dopo l’operazione che avrei vinto Wimbledon, gli US Open e Cincinnati, sarebbe stato difficile da credere. C’era allo stesso tempo una parte di me che immaginava e credeva, sperava, che sarei tornato al livello desiderato molto presto. Invece mi ci sono voluti tre o quattro mesi e in quel processo ho imparato molto su me stesso, ho imparato a essere paziente, cosa che non è mai stata il mio forte…"
Novak Djokovic / US Open

Novak Djokovic / US OpenGetty Images

Wimbledon come spinta per un nuovo dominio

" Oggi mi trovo spalla a spalla con Pete Sampras, il mio idolo di gioventù. La prima volta che ho guardato il tennis in tv c’era lui che vinceva il suo primo o il suo secondo Wimbledon… Vincere Wimbledon è stato il sogno della mia infanzia e il giorno che ci sono riuscito si sono dischiuse un po’ tutte le porte"

L'arte della difesa: elasticità e risposta, riecco il muro di gomma

L’erba degli eletti è la spinta, ancora una volta, per un altro dominio. Cincinnati è l’ultimo Masters 1000 che manca alla collezione e lo vince in finale con Federer che di resurrezioni se ne intende. La finale degli US Open è un’incognita: ne ha perse cinque e ne ha vinte solo due, non è esattamente come Melbourne, terra di conquista con sei su sei. Questo Djokovic, però, è troppo forte per fallire: un muro di gomma, straordinario in difesa e fenomenale in risposta. Del Potro rimbalza sull’elasticità del serbo e si ritrova privato di tutti i suoi poteri. Il dritto di Thor non funziona come al solito, il servizio non fa male ma solo perché di fronte c’è il più grande ribattitore del circuito.

Il 2018 come il 2008: la migliore era tennistica di sempre

Il Djoker ha tutte le carte in regola per continuare a dominare in virtù della sua completezza: la solidità mentale, unita a una condizione fisica da tempi d’oro, lo candida ad accreditato inseguitore di Nadal e Federer, lontani rispettivamente tre e sei Slam, dopo il raggiungimento della quota Sampras. Il 31enne è in vantaggio nei confronti diretti sia con lo svizzero (24 a 22) che con il maiorchino (27 a 25) e questo dato ci riporta a una riflessione: abbiamo il privilegio di ammirare i tre tennisti più vincenti della storia nella stessa epoca.

Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic

Roger Federer, Rafael Nadal, Novak DjokovicGetty Images

Il 2018 si traveste da 2008 e sui quattro major ci sono solo i loro nomi (all’epoca Djokovic-Nadal-Nadal-Federer). Dal 2003 a oggi questi tre fuoriclasse hanno fatto razzia con 51 titoli del Grande Slam su 62. Dopo gli US Open 2008 il ranking ATP recitava: 1. Nadal 2. Federer 3. Djokovic. Dieci anni dopo è esattamente identico. La concorrenza è in imbarazzo e, consapevoli che tal fortuna non durerà in eterno, non resta che goderci questa fenomenale era tennistica senza dimenticare un ingrediente essenziale: Federer, Nadal e Djokovic si affrontano nel rispetto vicendevole, come Juan Martin Del Potro del resto. Chi ha sofferto ed è riuscito a risalire conosce meglio di chiunque altro la vera grandezza.

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