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Novak Djokovic, l'estate magica è completata: battuto Del Potro, suoi gli US Open

Novak Djokovic, l'estate magica è completata: battuto Del Potro, suoi gli US Open

Il 10/09/2018 alle 01:44Aggiornato Il 10/09/2018 alle 02:42

Dopo il trionfo a Wimbledon e il career golden Masters a Cincinnati, Novak Djokovic vince anche lo US Open 2018. Per il serbo è il 14° titolo slam; un successo che gli permette di eguagliare Pete Sampras e diventare il terzo tennista di tutti i tempi con più successi dietro i 17 trionfi di Nadal e i 20 di Federer. Il punteggio finale su Del Potro è stato di 6-3, 7-6, 6-3 in 3 ore e 16 minuti.

Un arco temporale tanto rapido quanto chiaro nelle sue indicazioni espresse sul campo: il più forte di tutti è stato il serbo.

Ritrovato nello spirito, così come ritrovato sul campo. Soprattutto nella fase difensiva, autentica chiave di svolta nel 'nuovo Djoker'; un tennista che, come nel suo periodo migliore, è stato capace di prodursi in recuperi difensivi straordinari.

L'ha vinta così oggi Djokovic. Juan Martin Del Potro, infatti, si è schiantato contro un muro di gomma a cui non ha trovato soluzione. Nemmeno il dritto dell'argentino - funzionante, giusto dirlo, solo a tratti - è riuscito a scalfire la resistenza di Djokovic, che ha vinto questa finale portando a casa, tanto per cambiare, tutti i punti più importanti.

Nel primo set, chiaramente, quando dopo un grandissimo equilibrio Djokovic ha sfruttato la palla break che l'ha portato sul 5-3; ma soprattutto nel secondo, picco di massimo agonismo di questa finale.

Video - Scambio infinito: doppio smash e Djokovic non sbaglia, punto difficilissimo

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Un set durato la bellezza di un'ora e trentacinque minuti e dove Del Potro era addirittura andato sotto di un break. Allungo del serbo rintuzzato dall'argentino sul 3-3. Poi, l'ottavo game: ovvero lo spartiacque di questa finale, il game che ha cambiato la storia. Una battaglia da 22 punti lungo 18 minuti di partita. Una lotta in cui Djokovic ha salvato 3 palle break che avrebbero portato l'argentino a servire per il set pari. E scrivere forse un'altra storia a questa finale.

Così non è stato. Djokovic non solo ha saltato quel turno di servizio, ma sempre sotto nell'andamento del punteggio è poi arrivato spedito fino al tie-break. Lì, l'equilibrio, è stato rotto da un dritto affossato dell'argentino, che all'ennesimo rischio, all'ennesimo tentativo di un accelerazione necessaria per provare a fare il punto a questo Djokovic, ha incontrato la fisica della rete.

Chiuso il tie-break per 7 punti a 4, la partita di Djokovic è stata una tutto sommato rapida discesa verso il traguardo. Del Potro ha infatti gettato il cuore oltre l'ostacolo recuperando il break di svantaggio a metà del terzo set (3-3), salvo poi cadere nuovamente sulle infinite trame della diagonale di rovescio imposta da Nole. L'ottavo game è stato quello dell'allungo definitivo di Djokovic, che ha così chiuso dopo 3 ore e 16 minuti col punteggio di 6-3, 7-6, 6-3.

Un trionfo, quello del ragazzo di Belgrado, che ha un ché di emblematico al di là di quanto già scritto. Djokovic infatti non ha praticamente più perso un set dal secondo turno in poi (quando ne lasciò uno a Sandgren), imponendosi così in quello che è stato il suo 14esimo trionfo slam: il terzo di tutti i tempi per major in bacheca.

Dopo i 20 di Roger Federer e i 17 di Rafael Nadal, sul podio arriva dunque anche Novak Djokovic, che in condivisione con Sampras ci ricorda - per chi ancora ne avesse dubbi - ciò a cui abbiamo avuto l'onore di assistere negli ultimi 15 anni: la più grande epoca tennistica di sempre.

Video - Il meglio della finale tra Djokovic e Del Potro in 200 secondi

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