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Anderson vince la battaglia di 6 ore e 36 minuti e va in finale: Isner si arrende stremato

Anderson vince la battaglia di 6 ore e 36 minuti e va in finale: Isner si arrende stremato

Il 13/07/2018 alle 20:50Aggiornato Il 13/07/2018 alle 21:18

Il sudafricano vince la seconda partita più lunga della storia dei tornei dello slam e dopo 6 ore e 35 minuti supera Isner per 7-6, 6-7, 6-7, 6-4, 26-24. Anderson torna così in finale dopo la prima volta allo US Open lo scorso settembre. Troverà Nadal o Djokovic. A Isner, autore dello storico successo per 70-68 su Mahut proprio qui a Wimbledon, non riesce il secondo miracolo.

Si sono picchiati per 6 ore e 36 minuti con servizio e dritto scrivendo la seconda partita più lunga della storia dei tornei dello slam. Poi, sul 24-24, per sfinimento, John Isner si è arreso al proprio destino, lasciando il break a Kevin Anderson che ha chiuso per 7-6, 6-7, 6-7, 6-4, 26-40 trovando così la seconda finale slam della carriera dopo quella persa allo US Open lo scorso settembre.

A voler essere cattivi questo è tutto ciò che c'è in realtà da dire di questa partita, apparsa - sadici esclusi - uno spot per l'introduzione del tie-break al quinto anche fuori dallo US Open, unico torneo che in realtà adotta questa forma.

LONDON, ENGLAND - JULY 13: Kevin Anderson of South Africa (L) hugs John Isner of The United States after their Men's Singles semi-final match on day eleven of the Wimbledon Lawn Tennis Championships at All England Lawn Tennis and Croquet Club on July 13,

LONDON, ENGLAND - JULY 13: Kevin Anderson of South Africa (L) hugs John Isner of The United States after their Men's Singles semi-final match on day eleven of the Wimbledon Lawn Tennis Championships at All England Lawn Tennis and Croquet Club on July 13,Getty Images

Già perché al di là di un primo set sorprendente dove i due hanno dato vita anche a grandi scambi da fondo, la partita è piano piano scivolata dove tutti di fatto la attendevano: ovvero alla dominanza del servizio. Per intenderci: nulla in stile Mahut-Isner, storico 70-68 a favore dell'americano dove si vide solo servizio; qui qualche scambio in più effettivamente c'è stato. Ma poi, nell'andare all'osso, all'analisi del match, non si va oltre quanto già scritto: ovvero due tennisti che si sono picchiati con servizio e dritto e pochi scambi sopra i 4 colpi.

Una trama intervallata, in una certa fase, anche dal serve and volley di Isner, che per tutto il corso della partita ha dato la sensazione di essere quello ad averne 'di meno' dal punto di vista fisico; e quindi quello più bisognoso di accorciare gli scambi.

Avanti due set a uno però grazie a un tennis decisamente più coraggioso nei momenti chiave, Isner non è riuscito a fare la differenza nel quarto set, lasciando proprio in quel frangente per ben due volte il servizio. E se Anderson la prima volta si era fatto beffare (così come si era fatto beffare sul 5-3 del secondo set, quando il sudafricano sarebbe potuto salire 2 set a 0), la seconda volta ha chiuso, portando la partita in un estenuante, drammatico e a tratti, giusto dirlo, insopportabile, quinto set.

La battaglia si è prolungata all'infinito. Isner, col vantaggio di servire per primo, è più volte risalito da situazioni di difficoltà - una su tutte nel 17-17, quando ha salvato due palle break consecutive con due aces - ma ha poi alzato bandiera bianca, completamente stremato, sul game del 24-24. E' servito uno scossone però per mandarlo fuori giri, un'ultima spallata a livello psicologico: Anderson, infatti, sullo 0-15, è riuscito a vincere un punto dopo essere caduto a terra e aver anche perso la racchetta, trovandosi così a dover giocare un colpo con la mano sinistra. Vinto quel quindici, Isner è crollato, concedendo 3 palle break consecutive. Ad Anderson è stata sufficiente la seconda per centrare - grazie anche al successivo game al servizio - la seconda finale slam della carriera dopo quella persa da Nadal allo scorso US Open.

Siamo tutti piuttosto curiosi di vedere come arriverà. Tra la battaglia con Federer ai quarti e quella odierna, il sudafricano è rimasto in campo più di 11 ore in due partite. Djokovic, ad esempio, nell'intero torneo fino alla semifinale con Rafa, poco più di 10. In bocca al lupo a lui. E anche al fisioterapista che dovrà provare a rimetterlo in piedi.

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