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Djokovic vince la guerra dei fenomeni: Nole batte Nadal 10-8 in oltre 5 ore e va in finale

Djokovic vince la guerra dei fenomeni: Nole batte Nadal 10-8 in oltre 5 ore e va in finale

Il 14/07/2018 alle 16:33Aggiornato Il 14/07/2018 alle 17:31

Il serbo supera 6-4 3-6 7-6(9) 3-6 10-8 il maiorchino in cinque ore e 14 minuti di spettacolo e torna in finale a Wimbledon a tre anni di distanza dall'ultimo trionfo: domenica affronterà Kevin Anderson per il quarto titolo ai Championships. E' la sua quinta finale all'All England Club, la 22esima in uno Slam ed è il grande ritorno dopo lo US Open 2016.

" Queste sono le partite per cui cominci a giocare, queste sono le partite per cui vivi [Novak Djokovic]"

È quasi in lacrime Novak Djokovic mentre prova a descrivere le emozioni di una delle più belle sfide della storia di Wimbledon. Queste sono le partite per cui si comincia e si sogna il mestiere di giornalista, verrebbe da aggiungere. Dopo le 6 ore e 35 minuti della prima semifinale, la seconda regala uno spettacolo diviso in due giorni ma le vette raggiunte dal serbo e da Rafa Nadal nell’ultima parte del quinto e decisivo set sono un inno d’amore per questo sport.

In un atipico venerdì sera il Djoker entra in campo solido e centratissimo e per un’ora e venti mette in crisi il numero 1 del mondo conquistando il primo set: nel terzo game del secondo parziale, però, il mancino di Manacor salva due palle-break con l’evidente complicità del suo avversario e qualcosa si rompe nella psiche del tennista di Belgrado. Lui che sulla risposta ha costruito una luminosa carriera, regala e concede oltre il lecito anche sulla seconda di servizio di Rafa.

Lo spagnolo è troppo bravo a sentire l’odore del sangue e ad approfittarne, vince il secondo set e potrebbe dare la zampata nel terzo: in un tie-break anomalo, in cui Nadal si ritrova con tre set-point a favore, è a sorpresa Djokovic a piazzare l’allungo. La ripresa del capitolo 52 di questa rivalità sublime, dopo 14 ore e 5 minuti di pausa forzata, diventa una pagina indimenticabile. Il primo game dura 14 minuti - il serbo patisce una percentuale bassissima di palle-break trasformate (saranno 3 su 18 alla fine) - e Rafa a tratti sembra dominante.

Rafa Nadal

Rafa NadalEurosport

Nadal, dopo il recupero del Djoker dallo 0-3 al 3-3, forza il match al quinto: i miglioramenti a rete negli anni sono evidenti e il suo principale merito è aver sempre messo in campo un gioco vario, propositivo e intelligente dal punto di vista tattico come nell’utilizzo della palla corta. Nole sembra in costante pericolo ma, dopo aver vanificato un’altra palla-break, ne annulla due con il servizio per salire 5-4. Sarà questo il fondamentale chiave della sua semifinale con un totale di 23 ace. I due combattenti vanno a oltranza ed è quello il momento della goduria collettiva.

Djokovic dovrebbe soffrire la mancanza di fiducia e di abitudine a giocare un match di tale portata dopo l’assenza di quasi due anni ai massimi livelli. La missione sembra impossibile contro il giocatore più in fiducia di tutti, il dominatore della terra battuta, il guerriero dai nervi d’acciaio, il numero 1 del mondo. Nole annulla tre palle-break in un game di soli vincenti da registrare e far vedere tra decenni a tutti. È l’8-7 che precede il match-point annullato da Nadal per l’8-8. La classe, però, non si perde e negli ultimi quindici Djokovic torna a vestire i panni dell’intelligenza robotica applicata al tennis, di quello straordinario campione che abbiamo ammirato.

Novak Djokovic

Novak DjokovicGetty Images

Finisce 6-4 3-6 7-6(9) 3-6 10-8 in 5 ore e 14 minuti che spediscono il serbo in finale per la quinta volta a Wimbledon. Domenica andrà a caccia del quarto trionfo contro Kevin Anderson, protagonista di una maratona che è tutta un’altra storia: sarà la prova del nove ma oggi il Djoker ha mostrato a tutti, dopo quasi due anni di sofferenza, bocconi amari e di assenza ai livelli che gli competono (dalla finale dello US Open 2016), di essere tornato davvero.

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