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Novak Djokovic è tornato: l'orgoglio di Anderson non basta, il serbo vince Wimbledon

Novak Djokovic è tornato: l'orgoglio di Anderson non basta, il serbo vince Wimbledon

Il 15/07/2018 alle 17:35Aggiornato Il 15/07/2018 alle 18:10

Per due set nemmeno si gioca, poi Anderson, stremato dalle lotte, tira fuori l'orgoglio. Tutto ciò però non basta. Novak Djokovic completa l'opera e firma il suo rientro tra i grandissimi del tennis: 6-2, 6-2, 7-6 (3) il punteggio della finale di Wimbledon in poco meno di due ore e mezza. Per il serbo è il 13°slam in carriera, il 4° a Wimbledon su 5 finali giocate.

Più di 300 game giocati per arrivare in finale era una discreta tassa da pagare. Le preoccupazioni riguardo la condizione fisica di Anderson si sono rivelate fondate: il sudafricano, dopo le 11 ore di battaglia nelle ultime due partite prima di arrivare qui, oggi, semplicemente, non c'è stato.

O meglio: c'è stato, ma solo in parte. Ovvero nel terzo set, quando a giochi praticamente ormai compromessi ha rifiutato la realtà dei fatti; quella, infatti, raccontava che in poco più di un'ora Novak Djokovic aveva vinto primo e secondo set. Punteggio senza storia: 6-2, 6-2.

E anche se ci fosse stato, fin dall'inizio, probabilmente la partita odierna sarebbe finita in egual maniera: con il fenomeno di Belgrado ad alzare il 13esimo trofeo dello slam, davanti solo Pete Sampras (14), Rafael Nadal (17) e Roger Federer (20).

Una elite a cui Djokovic oggi ha dimostrato più che mai di appartenere. Quando tutti l'avevano dato praticamente per finito infatti, quando nessuno pensava sarebbe potuto tornare a vincere un torneo dello slam, Nole l'ha fatto; smentendo così ancora una volta voci e pronostici, chiacchiere e malelingue, tensioni e sentenze affrettate.

Ecco perché la partita di oggi, sotto tantissimi punti di vista, è stata solo una formalità. Djokovic, infatti, il suo quarto titolo a Wimbledon l'ha vinto probabilmente sabato pomeriggio, quando strappando il servizio a Nadal sul 9-8 si è conquistato il diritto di partecipare oggi all'ultimo atto di un destino già scritto.

Novak Djokovic bacia il pubblico dopo il successo a Wimbledon 2018

Novak Djokovic bacia il pubblico dopo il successo a Wimbledon 2018SID

Una finale che agonisticamente parlando non è esistita per due set. Troppo stanco, Anderson, per entrare in campo con il giusto approccio sia fisico che mentale. L'immagine del primo game ne è forse il quadro migliore, con un doppio fallo ad aprire quella che sarebbe stata l'autostrada fino al doppio 6-2. Poco aiuto dal servizio, tantissimi gratuiti, pochissimi vincenti e un Djokovic in grado di minarne la residua fiducia in risposta.

Solo sull'orlo del baratro e davanti allo spettro dell'umiliazione Anderson ha attino dal serbatoio di riserva, dalla tanica extra per le emergenze che solo determinate situazioni hanno il potere di aprire. Quella di essere ricordato per l'umiliazione sul centrale, alla sua seconda finale slam, ne ha permesso di trovare le energie psicofisiche per entrare in battaglia. Lì si sono iniziati a rivedere sprazzi di quell'Anderson servizio e dritto, oltre che mobile negli scambi, che avevano rimontato Federer da 2 set a 0 sotto e poi regolato Isner dopo 6 ore e 36 di eccellente battaglia. Un approccio che ha quasi sorpreso Djokovic, ritrovatosi a lottare nel finale di set con la vista del traguardo a un passo ma con le velleità più che mai accese del proprio avversario. Anderson ha infatti collezionato un totale di 5 set point non convertiti prima del tie-break; quasi tutti annullati però - giusto dirlo - per meriti di Djokovic.

Novak Djokovic / Wimbledon 2018

Novak Djokovic / Wimbledon 2018Getty Images

Scampato il pericolo il serbo ha chiuso i discorsi in un tie-break dominato per 7 punti a 3; e girato fin dall'inizio, con un doppio mini-break che l'aveva portato fino al 5-1.

Il resto si è scritto da sé, con il finale redentore di un campione tornato a fare pace con se stesso e il suo mondo. Ripartito, con umiltà, dalle proprie origini. Ritrovato, quasi all'improvviso, con una risalita decisamente più rapida di quanto non ci si potesse aspettare. Quattro mesi fa a Indian Wells si arrendeva tristemente a Taro Daniel nel punto più basso, sia a livello psicologico che tennistico, della carriera. Oggi solleva il 13esimo titolo slam, il quarto a Wimbledon, staccando Roy Emerson e avvicinandosi ai colleghi del Gotha.

Dimensione a cui Nole appartiene da sempre. Wimbledon 2018, in fondo, è arrivato solo a ricordarcelo ancora una volta.

Novak Djokovic / Wimbledon 2018

Novak Djokovic / Wimbledon 2018Getty Images