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C'era una volta l'erba di Wimbledon: Federer-Nadal e una sfida mai così "parigina"

C'era una volta l'erba di Wimbledon: Federer-Nadal e una sfida mai così "parigina"

Il 12/07/2019 alle 07:48Aggiornato Il 12/07/2019 alle 07:49

Federer-Nadal è una guerra sportiva contraddistinta da un rispetto sincero tra i due protagonisti, ma anche un confronto di stili, ideologico e financo religioso: la forza dell'eleganza contro l'eleganza della forza, la classe innata contro il fisico dominante, il re dell'erba contro the king of clay. Ma cosa è rimasto dell'erba di Wimbledon?

C’era una volta l’erba di Wimbledon. Nel giorno della semifinale da tutti attesa, il 40esimo capitolo della rivalità tra Roger Federer e Rafa Nadal, impazzano pronostici, previsioni e il botta e risposta tra gli schieramenti che due fuoriclasse tanto vincenti quanto diversi hanno alimentato in questi anni. Federer-Nadal è una guerra sportiva contraddistinta da un rispetto sincero tra i due protagonisti, ma anche un confronto di stili, ideologico e financo religioso: la forza dell’eleganza contro l’eleganza della forza, la classe innata contro il fisico dominante, il re dell’erba contro the king of clay. Ma cosa è rimasto dell'erba di Wimbledon?

" È come giocare sulla terra battuta, non cambia nulla [Milos Raonic]"
" Mi sono subito reso conto che il campo era lento. Non mi sembra di aver fatto degli ace nei primi due set. Penso fermamente che Wimbledon non sia lo Slam più veloce nel complesso. Se si osserva la lunghezza degli scambi, quelli degli US Open in media sono più brevi di quelli di Wimbledon. Questo dice tutto [Roger Federer dopo l'esordio contro Harris]"
" Tutti pensano che sia importante quanto è potente il tuo servizio e come giochi a rete; è esattamente il contrario. Sono quelli che rispondono bene e che corrono a vincere sull'erba. Questo è sicuramente lo Slam più lento, di gran lunga. Questi campi sono così lenti in questo momento, è pazzesco [Denis Kudla]"
" Ricordo che il servizio era più efficace negli anni precedenti. Ora è come se tutti potessero rispondere [Belinda Bencic]"
" Non ho mai visto campi in erba così lenti come quest'anno a Wimbledon [Reilly Opelka]"

Sole e caldo anomalo per campi secchi e rimbalzi alti

Queste frasi sono solo un esempio del leitmotiv di queste due settimane di torneo. Un coro pressoché unanime nelle conferenze stampa, una convinzione diffusa e ribadita anche dagli azzurri Berrettini e Fabbiano. I campi di Wimbledon sono ancora più lenti degli anni scorsi. Un problema che il caldo anomalo di quest’annata ha messo in evidenza: abbiamo visto il sole splendere su Londra ogni giorno, della consueta corsa con i teloni per coprire i campi dalla pioggia – scena rituale dei Championships – invece nessuna traccia. Se le precipitazioni creano sempre fastidi al planning del Roland Garros, a Londra la questione non si pone e non solo perché, in caso di necessità, sono molto più organizzati. I campi secchi favoriscono rimbalzi più alti delle palline che sono anche più pesanti rispetto al passato.

Una visuale dall'alto del campo centrale di Wimbledon durante la sfida tra Djokovic e Goffin

Una visuale dall'alto del campo centrale di Wimbledon durante la sfida tra Djokovic e GoffinGetty Images

I terraioli esultano, gli erbivori piangono

Il risultato è che i terraioli ottengono successi che un tempo avrebbero potuto solo sognare. Un quarto di finale tra Bautista Agut e Guido Pella è abbastanza indicativo in questo senso: alla vigilia in pochi avrebbero potuto pronosticarlo. È come se dalla terra dell’ATP di Barcellona lo spagnolo e l’argentino si fossero trovati catapultati sul campo 1 dell’All England Club tra recuperi impossibili e decine di scambi oltre i 15 colpi. I big server, da Isner ad Anderson, da Raonic a Querrey, sono, invece, rimasti a bocca asciutta depotenziati e privati delle loro armi.

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Il serve and volley è in via d'estinzione

Tra queste c’è il serve and volley che nel 2002 veniva utilizzato nel 33% dei casi nel tabellone maschile (dati aggiornati al 10 luglio 2019, ndr) e nel 2019 nel 5% appena. Senza scomodare Pete Sampras, erbivori di buon livello come Taylor Dent o Florian Mayer avrebbero delle difficoltà se giocassero ancora oggi. La disciplina è anche mutata nel tempo, ma dell’erba che eravamo abituati a vedere negli anni '80-'90 è rimasto ben poco.

Com'è cambiata l'erba di Wimbledon

Il monotipo d'erba tagliato a otto millimetri su un fondo decisamente più compattato ha fatto sì che le palline avessero un rimbalzo molto più alto, regolare e prevedibile. I materiali tecnici hanno poi fatto il resto, marcando evidentemente la differenza con il passato. La semina di loietto puro ha fatto in modo che l’erba crescesse più dritta mentre il mix precedente permetteva ai fili d'erba di festuca di spingere verso il basso il loietto, creando una sorta di tappeto molto più scivoloso. Per questa ragione, la palla tendeva a rimanere più bassa ma soprattutto a schizzare molto più velocemente, rendendo il gioco decisamente più veloce.

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Tradizione e nostalgia

La preparazione dei campi è lunga e dura un anno - comincia appena finisce il torneo in vista dell’edizione successiva – ma gli inglesi dopo quasi 20 stagioni sembrano non curarsi nemmeno della tradizione. Così facendo, però, viene a mancare il fascino del tennis su erba che già è sacrificato rispetto a cemento e terra perché dura appena un mese all’anno. A venire soffocato è anche il gesto tecnico, l’estro e la classe a vantaggio di chi "rema" da fondocampo allungando gli scambi. Tra Federer e Nadal - è bene sottolinearlo a scanso di equivoci - vincerà in ogni caso chi lo meriterà e un giorno speriamo che rinascano due esemplari del genere. Così come l'erba sui campi da tennis.

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