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Djokovic, il trionfo più grande nella finale dei fenomeni: battuto un commovente Federer 13-12!

Djokovic, il trionfo più grande nella finale dei fenomeni: battuto un commovente Federer 13-12!

Il 14/07/2019 alle 20:09Aggiornato Il 14/07/2019 alle 21:08

Il serbo, annullando due match-point, vince il suo quinto Wimbledon in una finale aliena: per Djokovic è il 16° Slam della carriera, la conferma di campione del torneo e il raggiungimento di Bjorn Borg all'All England Club. Federer si arrende per 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) di tennis celestiale. La finale più lunga della storia - 4 ore e 55 minuti - incorona il numero 1 del mondo.

dall’inviato a Wimbledon – Dritta nella storia del gioco. E lì, per sempre, indelebile, come la finale più bella di tutti i tempi. Si perché oggi si è visto tutto e il contrario di tutto; riassumibile però in poche semplici parole: un livello di tennis semplicemente irreale. Irreali, sul serio, come ologrammi, come la programmazione di una macchina perfetta, sono stati Novak Djokovic e Roger Federer. Non è semplice trovare le parole per descrivere l’altalena di emozioni di quasi 5 ore di battaglia. La crudeltà di questo sport doveva però eleggere un vincitore e alla fine, a trionfare, è stato colui che nei momenti chiave – come spesso accade – è stato semplicemente più bravo dell’altro: Novak Djokovic. Tre tie-break, giocati meglio di Federer; ma soprattutto due match point cancellati nel corso del quinto set, quando lo svizzero era andato a servire sull’8 a 7 e sul 40-15, mezzo stadio, era pronto ad esultare e già stava filmando l’eroe più amato.

C’era solo un uomo però oggi che avrebbe potuto arrivare davanti a un Roger Federer capace di tirare 94 vincenti complessivi, di non concedere nemmeno una palla break per 2 ore e 47 minuti e di risollevarsi dal baratro, quando tutto il mondo – almeno qui a Londra – l’avrebbe voluto giù: Novak Djokovic.

Novak Djokovic al termine di Wimbledon 2019 dopo l'epica vittoria su Federer per 13-12 al 5° set

Novak Djokovic al termine di Wimbledon 2019 dopo l'epica vittoria su Federer per 13-12 al 5° setGetty Images

Un Novak Djokovic che ha spostato ancora una volta l’asticella dell’impossibile; un Novak Djokovic che in qualche modo, con questa incredibile vittoria, ha voluto rivendicare, in barba a tutto e tutti, il suo essere n°1: per la classifica e per partite come questa.

Lungo le 4 ore e 57 minuti di partita tenuta tendenzialmente a livelli non replicabili da nessun altro essere umano (se non un mancino spagnolo residente a Manacor), Djokovic ha avuto di fatto un solo piccolo passaggio a vuoto: il secondo set.

Dopo aver vinto il tie-break del primo per 7 punti a 5, il serbo ha infatti mollato un po’ l’asticella della attenzione, capendo immediatamente però con quale Roger Federer avrebbe avuto a che fare oggi. In un amen il serbo si è ritrovato 3 volte breakkato al servizio, con un 6-1 che rimetteva immediatamente in parità ogni discorso.

Roger Federer

Roger FedererGetty Images

Intuito il concetto dopo un bel passaggio dagli spogliatoi, da lì in poi si è visto solo tennis stellare. Da una parte e dall’altra del campo. Perché se è vero che a provare a fare sempre il gioco è stato sostanzialmente Federer – come anche piuttosto chiaramente indicano i numeri dei vincenti citati poco fa – Djokovic si è dimostrato in egual modo straordinario a non mollare un centimetro di campo ma soprattutto nel non abbattersi per ciò che accadeva nei turni di servizio dello svizzero. Per arrivare a palla break infatti Djokovic ha dovuto aspettare 2 ore e 47 minuti, quando sul 5-2 del quarto set Federer concedeva l’onore di rilassarsi per la prima volta in battuta. Nel mentre Djokovic aveva vinto un altro chirurgico tie-break, dimostrandosi – esattamente come nel primo parziale e poi in quello che sarà l’ultimo – più solido nei punti veramente pesanti di questa finale.

Certo, l’epica del quinto set, è stata a un livello emozionale francamente insostenibile anche per alcuni dei più navigati colleghi. Anche perché Federer era stato straordinario a rientrare quando tutto sembrava finito. Il sesto game, infatti, consegnava a Djokovic il break per il 4-2 e servizio. Ma anche in questo caso è arrivata la magia. Una bacchetta magica, elvetica, a rigirare immediatamente quanto tolto e a regalare un finale che se non avete visto... Beh, dovreste semplicemente farlo al più presto. Dopo essere rientrato infatti Federer strappava il servizio a Djokovic sul 7-7 con una risposta aliena e un successivo passante incrociato stretto che faceva sbraitare anche il più composto dei mezzi-nobili o affini presenti in tribuna oggi.

Arrivato a due match point sul 40-15 Federer ha però clamorosamente tremato col dritto: uno, due, tre errori. E poi il passante di Djokovic. E in un amen se ne andava la più incredibile delle chance per l'elvetico.

Il resto, è stato un lungo prolungarsi fino al nuovo tie-break del 12-12, con Djokovic particolarmente in difficoltà nel suo ultimo turno di servizio. Lo svizzero infatti non è riuscito a sfruttare due palle che l’avrebbero nuovamente mandato a servire per il match. E al tie-break, la trama del primo e del terzo set, si è ripresentata.

Nole ha spinto forte sul rovescio di Federer, lo svizzero ha concesso qualcosina di troppo e puff, per Roger il sogno del 21esimo slam è svanito in maniera tanto crudele quanto inevitabile.

A fare festa è stato dunque Djokovic, che con il più epico dei suoi successi, nella finale più lunga di sempre qui all’All England Club, si è preso il 5° titolo a Wimbledon, eguagliando Borg ma soprattutto arrivando a quota 16 slam: -2 da Nadal e -4 dallo stesso Federer.

Un successo, in qualche modo, che potrebbe essere destinato a cambiare la storia delle rivalità così come le abbiamo conosciute; nel suo discorso di ringraziamento infatti il serbo ha citato lo stesso Federer, che poco prima si era detto fiero di poter ispirare tanti 37enni là fuori nel mondo reale. “Un modello, uno stimolo ogni giorno” ha affermato Djokovic facendo riferimento alle precedenti parole di Roger. Che a 4 slam dallo svizzero e con 6 anni in meno sulla carta d'identità, punta concretamente ora ad estendere quel concetto di n°1 anche alla classifica più ambita dall’incredibile trio che ha riscritto per sempre la storia di questo sport.

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