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Il caso di Markus Rehm, il "Blade Jumper" che salta più dei normodotati: quanto contano le protesi?

Il caso di Markus Rehm, il "Blade Jumper" che salta più dei normodotati: quanto contano le protesi?

Il 18/07/2017 alle 17:55Aggiornato Il 18/07/2017 alle 19:12

Nuova puntata della rubrica di Niccolò Campriani! Tre volte oro olimpico nel tiro, Niccolò racconta su Eurosport l'impatto dell'evoluzione tecnica e tecnologica nel mondo dello sport. In questo quinto affrontiamo un tema non facile, quello delle protesi di nuova generazione, partendo dal caso dello straordinario Markus Rehm, "Blade Jumper".

Markus Rehm è uno dei migliori atleti al mondo nel salto in lungo. Lo testimonia un personale di 8.40 metri, una misura eccezionale che gli sarebbe valsa la medaglia d’oro in ciascuna delle ultime tre Olimpiadi. Eppure Markus ha soltanto una gamba.

Eccoci. Pronti via e siamo già in confusione. Tuttavia, prima di lanciarsi in giudizi affrettati domandandosi se Rehm sia uno dei migliori saltatori 'malgrado' la protesi o 'proprio grazie' a quest’ultima, è opportuno costruirsi un quadro completo della situazione.

Il saltatore tedesco, soprannominato Blade Jumper ('Blade' è in inglese il termine colloquiale per indicare la protesi), è una leggenda dello sport per i diversamente abili. Proprio ieri Rehm, amputato alla gamba destra, ha conquistato il suo quarto titolo iridato consecutivo ai Mondiali Paralimpici di atletica in corso a Londra (con la misura di 8.00 metri). Il suo dominio all’interno del movimento Paralimpico è ininterrotto da ormai sei anni, ed è proprio questo il motivo per cui il campione tedesco, alla continua ricerca di nuove sfide, chiede adesso di mettersi alla prova con i colleghi normodotati. Niente più confronti a distanza basati sulle misure stagionali, Markus Rehm si dice pronto per un vero faccia a faccia.

Markus Rehm a confronto con i normodotati, tra record mondiali e ori olimpici

Il precedente Pistorius... che in questo caso non conta

D’altronde il precedente non manca: Oscar Pistorius, il famoso e controverso bi-amputato sudafricano, aveva ottenuto il via libera a partecipare nientedimeno che alle Olimpiadi di Londra 2012. Anche in questo caso il processo era stato tutt’altro che semplice. Pistorius combatté per anni insieme a una squadra di biomeccanici, medici e avvocati per provare che le sue due protesi non garantivano un vantaggio sui rivali normodotati. In sintesi quello studio dimostrò che l’atleta sudafricano era penalizzato fortemente in fase di partenza ma una volta raggiunta la velocità di punta era in grado di mantenerla con un dispendio energetico ridotto. A Firenze diremmo "poggio e buca fa' pari", una massima a quanto pare condivisa anche dalla IAAF, federazione internazionale di atletica leggera, che accolse la tesi per cui benefici e svantaggi legati alle protesi tendevano a equipararsi sui 400 metri, la distanza corsa da Pistorius. E proprio su questo punto l’analogia tra Rehm e Pistorius cessa di valere. Le discipline dei due campioni Paralimpici, uno saltatore e l’altro corridore, sono per l’appunto diverse e tra i due non può valere nessuna proprietà transitoria. Così anche Blade Jumper è chiamato a argomentare il suo caso con un nuovo team di tecnici e la sua difesa deve tener conto di tutte le varie fasi del salto.

Oscar Pistorius in azione a Londra 2012

Oscar Pistorius in azione a Londra 2012Getty Images

Rincorsa e stacco: vantaggi e svantaggi a confronto

Iniziamo quindi dalla rincorsa. Rehm lancia il suo sprint in maniera più lenta e graduale rispetto ai colleghi senza protesi. La sua gamba artificiale infatti non prevede un’articolazione meccanica che rimpiazzi la funzionalità della caviglia, la cui rotazione è però fondamentale per generare velocità esplosiva. L’arto prostetico di Blade Jumper consiste in un unico pezzo fatto di fibra di carbonio e resina epossidica il cui design è ottimizzato per l’altezza, il peso e la produzione di forza dell’atleta. Se è troppo rigida la protesi sarà scomoda e buona parte dell’energia verrà persa deformando il tartan della pista. Se invece lo è troppo poco la gamba artificiale si fletterà oltremisura allungando il tempo di contatto con la pista e rallentando la corsa. La messa a punto deve essere perfetta. Ciò nonostante Rehm corre con uno stile visibilmente asimmetrico. Questo è uno degli effetti legati alla massa dell’arto prostetico il quale, essendo decisamente più leggero di una gamba, ha un’inerzia differente. In corsa la protesi viene mossa e riposizionata per la falcata successiva molto più rapidamente della gamba naturale. Questo comporta all’atleta tedesco un movimento ondulatorio del corpo più marcato rispetto ai colleghi senza arto artificiale.

Nel complesso quindi Rehm non riesce a raggiungere velocità di rincorsa particolarmente alte, ma gli svantaggi legati alla protesi sembrano terminare qua.

Markus Rehm: il "Blade Jumper" capace di saltare 8.40 metri con una protesi

La fase di stacco, che l’atleta compie spingendo sull’arto prostetico, è tutta un’altra storia. La sensazione vedendo saltare Blade Jumper è che, almeno in parte, faccia affidamento sulle proprietà elastiche della sua protesi, la quale si comprime come una molla durante la spinta. Commentando la vicenda il saltatore Chris Tomlinson, primatista e Olimpionico britannico, ha ammesso di non aver mai visto nessuno saltare così lontano con una velocità di corsa così bassa. D’altronde i maligni potrebbero far notare che, se davvero la protesi non porta alcun vantaggio, perché allora Rehm non prova a staccare con la gamba sinistra, quella non in carbonio? La replica del tedesco è altrettanto sensata: “Non sono mancino, il mio lato destro del corpo è naturalmente più coordinato”.

"Blade Jumper" escluso perché potenzialmente vincente?

In definitiva è proprio la difficoltà nel quantificare scientificamente il beneficio della protesi in fase di slancio che, ad oggi, impedisce a Rehm di gareggiare con i colleghi normodotati. La questione però non si esaurisce con i tecnicismi ma tocca inevitabilmente anche temi etici e politici. La differenza forse più rilevante tra i casi Oscar Pistorius e Markus Rehm è da ricercarsi nelle probabilità di successo Olimpico dei due: a Londra 2012 il corridore sudafricano poteva solo aspirare a passare le batterie ma Blade Jumper, qualora gli fosse concessa la partecipazione, potrebbe seriamente ambire a titoli assoluti di Olimpiadi e Mondiali.

Rehm, dimostrando grande intelligenza e sincerità, è stato uno dei primi a centrare il nòcciolo della questione e parlarne apertamente:

" Se dovessi perdere andrebbe tutto bene, ma se per caso dovessi stravincere si scatenerebbero una serie di polemiche riguardo i potenziali vantaggi portati dalla protesi. Di quanto potrei vincere prima di generare controversie? 100cm? 10cm? 1cm?"

Il compromesso di Rehm: gareggiare con i normodotati, non contro...

Blade Jumper ha pertanto lanciato una proposta alternativa per cui, gareggiando al fianco di normodotati in occasione dei grandi eventi, accetta al tempo stesso di non essere preso in considerazione per la classifica finale. Un compromesso che gli consentirebbe comunque di realizzare il suo sogno: promuovere maggiormente lo sport Paralimpico e i valori che rappresenta.

" Sogno una staffetta con due atleti olimpici e due paralimpici per nazione, sarebbe la gara perfetta per creare un legame più stretto tra Olimpiadi e Paralimpiadi, una connessione che in questo momento manca."

La vicenda Markus Rehm è quindi più aperta che mai. Eppure, al di là delle varie opinioni personali in merito, credo di poter parlare a nome di tutti nel gioire di un mondo dove ormai, sempre di più, le persone con disabilità sono forti. Troppo forti.

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Markus Rehm festeggia l'oro (con record paralimpico) conquistato a Rio 2016

Markus Rehm festeggia l'oro (con record paralimpico) conquistato a Rio 2016Getty Images

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